Quando entro nella sala dedicata al dipinto più visitata del museo del Louvre a Parigi, mi trovo davanti ad una muraglia umana che quasi fa a spinte per poter trovare una posizione privilegiata. Si tratta di poter dare uno sguardo da vicino, dal vivo, al più famoso quadro della storia umana: la Monna Lisa di Leonardo da Vinci. La tela, 77 x 53 centimetri, è ben protetta da uno spesso vetro che rende la visione più distaccata e meno coinvolgente, e negli occhi di quella folla turbolenta si legge la delusione, malcelata, di chi ha fatto tanta strada e con tante aspettative, per poi trovarsi di fronte ad un ritratto di cui non sanno cogliere i tratti del capolavoro. Ci hanno detto che dietro quel sorriso (enigmatico?) si nascondono significati straordinari, forse la stessa espressione di Leonardo che non voleva ritrarre (come ci dice il Vasari) Monna Lisa, moglie di Francesco del Giocondo (da cui il nome La Gioconda), ma se stesso. Ci hanno detto che lo sguardo della donna più guardata della storia ci segue dovunque andiamo, da qualunque punto di vista la osserviamo, come se fosse una caratteristica unica ed inimitabile. Ci hanno detto tante cose, eppure, nello scrutarla da vicino, nell'esaminarne i particolari dello sfondo e del vestito e delle mani... tutto questo noi non lo cogliamo. Se proprio ci sforziamo di definire l'espressione della Monna Lisa, ci appare come quella di una donna placida, rilassata, serena. Ma perchè poi dovremmo sforzarci di interpretare un quadro, questo quadro, e non altri che ci trascinano molto di più al loro interno, che ci sorprendono molto di più, che ci incuriosiscono molto di più? Prendete la luce della Vocazione di San Matteo di Caravaggio, quel muro buio che sovrasta la scena e quel buio che si insinua tra i personaggi; oppure Ritratto di Donna (La Velata) di Raffaello, con la sua perfezione di dettaglio e lo sguardo (qui sì) che chiede un'interpretazione; oppure l'inquietante Gli Ambasciatori, di Hans Holbein il Giovane, col suo teschio distorto, gli oggetti e i libri, che stimolano una spiegazione esoterica. Se ne potrebbero citare a centinaia, ma si finirebbe per passare per blasfemi agli occhi dei critici e di coloro che posseggono la verità. 
Leonardo Da Vinci fu certamente un genio e un artista straordinario, un innovatore, uno scienziato, una mente fertile e onnicomprensiva, ma credo che lui stesso resterebbe sbigottito se sapesse che la sua opera che oggi celebriamo di più è quel piccolo dipinto che probabilmente nemmeno chi glielo aveva commissionato apprezzò. Tanto che Leonardo non glielo consegnò mai e lo portò, tra le altre cose, con sé in Francia. Dove Monna Lisa rimane anche oggi. E mi viene un dubbio: non è che lo sciovinismo francese è riuscito arrivare là dove neppure l'artista pensava proprio che la sua opera potesse giungere? 
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